La tautologia del pezzo di carta. Tutti laureati, nessun laureato.

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Oggi facciamo una breve riflessione sulla reale valenza del più famoso e celeberrimo “pezzo di carta”, la laurea.

Per carità, nessuna critica ai laureati.

Vogliamo semplicemente fare una sana riflessione su quanto sia determinante una laurea oggi e in Italia, per ambire ad un posto di lavoro confacente alle proprie legittime aspirazioni e, ancor più, al proprio curriculum scolastico.

E’ la laurea un elemento fondamentale per trovare lavoro?

Ci sono aspetti che ci vengono inculcati per tradizione e l’obiettivo di completare gli studi per arrivare ad ottenere il famoso “pezzo di carta” è uno di questi.

Ma poi sta all’inclinazione del singolo, stabilire, nei fatti, se questa sia la strada da seguire per se stesso.

La famiglia, in primo luogo, ha da sempre spinto per il pezzo di carta.

Quale genitore non vorrebbe un figlio laureato?

Ma si, va bene… anche se alla fine parliamo di un corso di laurea inutile, con il quale nessuno mai troverà lavoro, che importa.

Basta che alla fine si possa dire con orgoglio: “ha la laurea”.

E la famiglia ha da sempre avuto i suoi metodi per “motivare” a tal fine l’adolescente di turno, alcune frasi sibilline che rappresentano dei capisaldi nella tradizione familiare italica.

Potremmo adoperare due principi dialettici: il primo incarna la prospettiva funesta di un futuro incerto.

Il secondo, appunto, è l’artificio della tautologia.

Di conseguenza, nel primo caso, il giudizio è ormai dato e la frase laconica è: “senza la laurea, non vai da nessuna parte”.

Nel secondo caso, invece, l’ordine arriva quasi dall’alto, come fosse un qualcosa di superiore, mistico, spirituale ed inconfutabile: “la laurea è la laurea”.

Eppure oggi, se vogliamo dirla tutta, abbiamo un esercito di laureati pronti a svolgere mansioni in cui il celebre pezzo di carta sta a rappresentare solo il sogno di un futuro migliore, nulla più.

Una sorta di ancora di salvezza psicologica, che serve all’occorrenza per dirsi “si, oggi sono qui ma con la laurea ed un po’ di esperienza, chissà dove arriverò”.

Ci spiace essere cinici e anche un po’ brutali ma difficilmente si arriverà molto più in là.

Tutti laureati, nessun laureato.

Non facciamone un dramma.

I tempi sono cambiati e cambieranno ancor più in fretta nei prossimi 10 anni.

Dobbiamo rivisitare il concetto di “posto di lavoro” ancor prima del concetto stesso di lavoro.

Ecco, molti posti di lavoro non esisteranno più.

Occorre reinventarsi.

Ed occorre farlo presto.

Forse, oggi, sarebbe più sano pensare alla laurea come un legittimo completamento del percorso di studi, un arricchimento culturale personale, non molto di più.

Non vogliamo entrare nella valenza delle singole lauree, questo è ovvio.

Ci sono lauree imprescindibili per accedere ad alcuni ambiti lavorativi.

Stiamo piuttosto mettendo in discussione il concetto più ampio, quasi dogmatico, della laurea come strumento per aprirci le porte del mondo del lavoro.

Non è così.

Quantomeno, non è più così.

Noi siamo consapevoli che aver studiato tanti anni, con sacrifici a volte enormi sia propri sia dei propri genitori, debba poi corrispondere ad un beneficio concreto.

Purtroppo, ahinoi, oggi non è automatico che questo accada.

Tutto qui.

Avete mai sentito parlare di Amancio Ortega Gaona?

E’ un imprenditore spagnolo, fondatore di una celebre azienda di abbigliamento che comincia per Z e finisce con A.

Dai che è facile!

Beh, oggi conta circa 7.000 negozi sparsi per i vari continenti ed è tra gli uomini più ricchi al mondo.

Eppure ha abbandonato molto presto gli studi.

Ed è in ottima compagnia.

Ne è pieno il mondo di geniali imprenditori che hanno preferito lasciare gli studi per dedicarsi a ciò che realmente li appassionava.

Non sarebbe meglio, dunque, cominciare a guardarsi attorno per reinventarsi in qualche modo?

Anche solo per allenare la mente all’idea?

D’altra parte, basti pensare che un adolescente in grado di aprire e gestire un canale YouTube, con un buon flusso di utenti, può guadagnare anche qualche decina di migliaia d’euro al mese di introiti pubblicitari.

E parliamo di esempi concreti.

Le cifre in ballo sono enormi e proporzionate alla numerica di clic che ciascun video riceve.

Ora ti spieghi il perché dei video con le compilation di gente che cade, fa cose folli, di gattini che giocano….

Tutto molto bello e, soprattutto, ben retribuito.

Meditate gente, meditate.

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